Rassegna Stampa

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Tutto andrà meglio niente andrà bene

(1989)

..Tutto andrà meglio niente andrà bene (1989) è un testo incredibilmente coraggioso e profondo, che lascia lo spettatore carico di dubbi e riflessioni grazie anche alla bravura degli attori, (Gianluca d’Agostino,Marco Palumbo Giuseppe Pipolo, e Ramona Tripodi) capaci di rendere palpabili la disperazione, le illusioni ed i dolori di una generazione lacerata nella sua identità. La luna piena che splende il 9 novembre del 1989 è la stessa che splende nello stesso modo in ogni luogo ed in ogni tempo. Così come in ogni parte del mondo ci sarà sempre qualcuno che rimpiangerà qualcosa che non esiste più o che non è mai esistito. Perché probabilmente la smania per qualcos’altro è profondamente radicata nell’animo umano, così come l’illusione che si possa evitare di essere perennemente in bilico su di un confine e riuscire a convincersi che i “muri” sono semplicemente qualcosa di esterno che prima o poi saranno abbattuti..” (Fulvio Tudisco,Oltrecultura)

..Così il muro, quello che era prima di cadere e di crollare , era visto come mille altri confini e frontiere: un ostacolo da scavalcare. La musica ciarlatancircense (da muto fancese?) sottolinea bene questo gioco di salto e di scavalco dei perfomer in scena . Niente di meglio per pensare ad uomini costretti ad essere ammaestrati. Un episodio interessante e suggestivo è quello del tizio che colpito in cima al muro, versa acqua sia di qua che di là dal confine. I 4 performer non si fermano un attimo e tra corse disperate, fughe, salti, salti a terra che evocano guerre e trincee, esplosioni e sparatorie, guerriglie urbane e nero mitteleuropeo, sputano fuori parole veementi. E sudano di un sudore che schizza fuori come la saliva(..) Fosse per me questo spettacolo a Berlino comunque ci dovrebbe andare. Se lo merita, A Berlino, a Berlino! (Giovanni Vernucci, Succo Acido)

..Tutto andrà meglio niente andrà bene (1989) è la storia di quella notte in cui, hanno smesso di esistere, berlinesi orientali e berlinesi occidentali. In quella notte, carica di attesa e gioiosa speranza, i destini di un popolo culminarono nella presa pacifica di una città da parte della sua popolazione. Una storia fatta di persone che, anche se per poche settimane, furono davvero ciò che avrebbero voluto essere. In scena Gianluca D’Agostino, Marco Palumbo, Giuseppe Pipolo e Ramona Tripodi, creano una scrittura scenica che si plasma sulla rievocazione di quella notte carica di magia, più che sull’analisi degli eventi storici, per diventare una partitura emotiva che nasce dal corpo e dalla sua memoria(..)(Giusi Zippo, Il Brigante)

..Non è un caso che il partenopeo Elicantropo, da sempre spazio deputato al teatro sociale, ospiti uno spettacolo come “Tutto andrà meglio niente andrà bene (1989)”, prodotto da Inbilicoteatro, scritto e diretto da Ramona Tripodi. Fulcro della messinscena, le angosce, le sofferenze, le disillusioni, ma anche i sogni e le aspettative di quella generazione la cui identità venne scossa dal crollo della “Barriera di protezione antifascista”, meglio conosciuta come Muro di Berlino.
Il racconto scenico affonda le radici nel ricordo, non solo di chi visse direttamente quell’evento, ed i tempi bui e controversi che lo precedettero, ma anche di chi, magari allora bambino, avvertì di trovarsi di fronte ad un cambio epocale(..)Bravissimi ed inarrestabili Gianluca d’Agostino, Marco Palumbo Giuseppe Pipolo e Ramona Tripodi, che saltano, compiono acrobazie e danno voce ai difformi personaggi, passando da una modalità comunicativa all’altra con destrezza ed efficacia interpretativa.
Nel complesso questa singolare esperienza teatrale, regala emozioni, col suo raccontare così intenso che porta in scena l’incerto cammino di un’umanità che vacilla, un’umanità in bilico (come lo si può essere sui tacchi che gli attori stessi indossano durate alcuni momenti dello spettacolo) al cospetto di quel muro che l’ha generata.                      (Domenico Orsini, Teatro.org)

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